cantante - attore - scrittore

Iodipiù

 

Romolo Bianco racconta una napoletanità fatta di sensazioni e atmosfere. L'odore della periferia addosso.

Armida Parisi - Il Roma

 

Bianco racconta vite clandestine e felicità "girate".

Pier Luigi Razzano  - La Repubblica

 

Una storia crudele che da poco spazio ai sogni.

Carlo De Cesare - Tg3 Campania

 

Uno scritto che corre veloce, familiare ed estremo ad un tempo solo. Stridulo di contrasti che non ti aspetti. Dal gran ritmo.

Giuseppe Delle Cave - Agora24

 

Affilato come un rasoio, potente come un tuono.

Gabriele Ottaviani - Convenzionali

 

"Iodipiù" ci porta in una Napoli diversa, reale e poco conosciuta.

Una città "altra" non oleografica e neppure della cronaca o 

della camorra da fiction.

Luigi Zampoli - I Confronti

 

La scrittura di Romolo Bianco arriva diritto al punto. All'essenziale.

Roberta Magliocca - L'Interessante                                                                                                                                               

Iodipiù

Periferia orientale di Napoli, una famiglia piccolo borghese, una come tante.

Don Mario vende tappeti al mercato. Si alza che fuori è notte e all’alba è già in giro, polvere e sudore, mille pensieri e altrettanti caffè.

Don Mario non parla mai, è un marito e un padre assente, tutto silenzio e rughe. Finché una mattina incrocia gli occhi di Berta, una trans della Ferrovia; un incontro del tutto casuale, ma è così, del resto, che ti frega la vita: ci si guarda, si inizia a parlare e ci si innamora. 

Don Mario a casa però ha Lucia che lo aspetta; l’ha messa incinta che era una studentessa, quella ragazza che sognava l’aristocrazia napoletana, e che poi un giorno si è risvegliata che viveva a Casoria e aveva due figlie già grandi.

Fortuna che ci sono loro: Marta, l’orgoglio di mammà, brillante laureanda in Medicina, e Anna, che invece la scuola l’ha lasciata anzitempo, e adesso sogna solo di sposare il suo Lino, uno senza arte né parte, null’altro da offrire se non il suo cuore e il suo amore.

Anna piange spesso, tra pile di piatti da lavare e fornelli da sgrassare, quindi stira, mette in ordine e rassetta, in un giorno che è sempre uguale. Fino a quando una scoperta non arriverà a capovolgere un mondo fatto di colori sbiaditi – grigio a perdita d’occhio, grigio senza soluzione di continuità – e odori tristi – quello acre degli pneumatici che ardono ai margini delle statali, accanto al puzzo di piscio dei vicoli.

A far da sfondo la calura insopportabile di certe estati a Napoli, il sapore metallico di notti lunghissime in cui tutto può accadere, e inconsapevoli burattini dal destino già segnato, cui non è concesso un altro giro di giostra – Dacci il nostro orrore quotidiano, amen”.

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Tg3 - Campania

Intervista a Mattina 9